La cellulite: inestetismo o insufficienza venosa?

cellulite

La cellulite, appare come un difetto meramente estetico, da affrontare solo localmente (creme, massaggi) ignorando spesso la sua radice più profonda, che è quella circolatoria. Per una donna non vi sarà un soddisfacente dimagrimento localizzato, cosce, glutei,

fianchi, se nel programma di dimagrimento non verrà inserita una integrazione fitoterapica in grado di ridonare il tono perduto al sistema venoso, valutando quello che appare come un inestetismo superficiale in un segnale di precoce insufficienza microcircolatoria, che nel tempo sarà sempre più visibile al pari della cellulite stessa.
La cellulite è, infatti, classificabile in quattro stadi, in ciascuno dei quali è visibile il danno veno-capillare, sia a livello clinico che strumentale. Infatti, la donna affetta da cellulite presenterà spesso mani e piedi freddi, con la pelle, soprattutto delle gambe, chiazzata o
pallida, con presenza di ritenzione idrica. A questa si possono accompagnare problemi emorroidali, gambe stanche dopo essere stata a lungo in piedi, piedi gonfi, stasi liquida contro la quale spesso si ricorre all’utilizzo dei cosiddetti drenanti o diuretici naturali.

Ma è razionale utilizzare un diuretico nella terapia della cellulite?

Lo è solo se i capillari e le vene sono in grado di trattenere la parte liquida del sangue nel loro interno e non riversarlo nello spazio interstiziale, la vera sede della ritenzione idrica. Se non si effettua una terapia causale l’assunzione di fitoterapici ad azione diuretica ha lo stesso effetto di svuotare un lavandino senza chiudere il rubinetto che lo riempie.

LA CELLULITE E’ CLASSIFICABILE IN ALMENO QUATTRO DIVERSI QUADRI EVOLUTIVI

I stadio

Caratterizzato da accumulo di liquido nell’interstizio con deformazione degli adipociti, cioè delle cellule contenenti il grasso, con rottura delle loro membrane. Gli adipociti perdono i reciproci contatti permettendo la formazione di spazi di varia grandezza, in corrispondenza dei quali la pelle si affossa creando il tipico aspetto a buccia d’arancia. I vasi capillari mostrano alterazioni ben visibili, presentandosi dilatati, meno elastici e funzionali con rallentamento della velocità del flusso del sangue.

II stadio

Gli adipociti subiscono un significativo rimpicciolimento, mentre aumenta il tessuto fibroso che li circonda. Anche in questa fase i vasi capillari presentano delle alterazioni, con un aumento della loro grandezza, ma con ulteriore peggioramento della componente elastica e dell’efficienza della circolazione. Il volume degli adipociti, così come il loro numero a causa della cattiva nutrizione, che consegue a tutti questi fenomeni, risulta significativamente ridotto. È proprio in questa fase che si dimostra l’assurdità del comportamento, comune a molte donne, di voler combattere la cellulite dimagrendo forsennatamente. Già da questo stadio, infatti, è evidente che il grasso comincia a regredire, lasciando il posto al tessuto fibroso.

III stadio

I fenomeni continuano ed in particolare aumenta il tessuto fibroso, che può organizzarsi in noduli. Questi diventano palpabili con la mano a piatto sull’esterno della coscia e sono prodotti dall’incapsulamento di singoli o piccoli gruppi di adipociti dissociati e sempre più rari. Anche la pelle può mostrarsi più spessa, desquamare ed assumere un colorito tendente al pallido.

IV stadio

Questa è la fase finale, in cui si osserva lo scompaginamento degli strati della pelle più profondi, derma ed ipoderma, con grossi noduli fibrosi irregolari e radi adipociti residui. L’epidermide, inoltre, appare assottigliata ed assume un aspetto trapuntato, a causa della carenza di grasso sottostante, che crea dei buchi, accentuati dall’agganciarsi del tessuto fibroso alla cute stessa: una sorta di effetto di trazione verso il basso della pelle. Infine più marcatamente si palesa il grave deficit microcircolatorio, con spiccata dilatazione venulare da sfiancamento della parete vasale.
Dalla valutazione del quadro anatomico esposto nasce anche la scelta del rimedio da utilizzare nella paziente affetta da cellulite. In tutti gli stadi dell’inestetismo è evidente, infatti, come il quadro sia legato sempre ad un deterioramento della funzionalità circolatoria, per cui insistiamo sulla necessità dell’utilizzo di farmaci, possibilmente di derivazione naturale, atti a ripristinare questa funzione.

Perché le donne, e non gli uomini, hanno la cellulite?

Perché il danno venoso nasce dall’azione degli ormoni femminili, gli estrogeni, i quali inducono una ridotta funzionalità ed un aumento della densità del tessuto connettivo, con aumento della percentuale di acqua e della sua ritenzione. Ciò provoca compressione dei vasi ed una conseguente cattiva nutrizione dei tessuti e del circolo in generale.
Un secondo meccanismo estrogeno-dipendente nella nascita della cellulite riguarda l’influenza ormonale sui recettori degli adipociti che causa alterazione di forma e dimensioni delle cellule.

Gli interventi possibili

Una prima prescrizione è data dalle norme igieniche da includere in un regime di vita quotidiano onde migliorare la situazione ed evitare l’aggravarsi dell’inestetismo quali:
• correzione delle alterazioni posturali
• correzione di eventuali disendocrinie
• correzione della stipsi
• evitare l’incremento ponderale
• valutare l’opportunità di una concomitante terapia estroprogestinica

correggere eventuali errori alimentari e comportamentali quali:

  1. eccessiva assunzione di cloruro di sodio
  2. abuso di alcool
  3. fumo
  4. sedentarietà

Spesso il primo intervento che si compie è a livello locale e prevede l’utilizzo dei presidi più conosciuti, quali lozioni e creme. Questi prodotti esplicano un’azione levigante e forniscono un primo e rapido effetto estetico. Il limite di questi prodotti è dato dall’estrema superficialità di azione, mentre la patologia interessa tessuti profondi, capillari e vene, poco aggredibili da prodotti cosmetici. Interventi più profondi ed interessanti dal punto di vista dei risultati possono essere i seguenti.

La mesoterapia. Consiste in un ciclo di microiniezioni con un ago di circa 4 mm di lunghezza con rimedi naturali o di sintesi ad azione circolatoria o lipolitica, cioè ad effetto dissolvente i grassi. L’iniezione locale dei prodotti stimola sia direttamente, grazie alla sostanza che viene utilizzata, sia indirettamente, poiché la puntura stessa è fonte di microprocessi infiammatori che stimolano la circolazione locale. Un ulteriore vantaggio può esser dato dall’infissione degli aghi in alcuni punti specifici, noti agli agopuntori, la cui stimolazione innesca un meccanismo di drenaggio locale ben più efficace.

Elettrolipolisi. Questa tecnica deriva dall’elettroagopuntura e si attua applicando sottili aghi sottocute collegati ad elettrodi, che emettono deboli correnti, capaci di trascinare i grassi all’esterno della cellula. Vale lo stesso discorso fatto al punto precedente per l’applicazione nelle sole fasi iniziali.

Il massaggio. Questo intervento merita una menzione a parte. È forse la tecnica a cui si ricorre più frequentemente. Oggi la professione dell’estetista è sempre più qualificata, per cui non sentiamo più parlare di massaggi per “sciogliere” il grasso o altre banalità di questo genere. Consapevoli della radicalità e dell’importanza clinica del problema, le tecniche di massaggio sempre più consigliate ed utilizzate sono legate alla risoluzione del ristagno veno-linfatico ed alla riattivazione della circolazione loco-regionale. Un esempio
per tutti può essere il drenaggio linfatico manuale secondo Vodder, mentre andrebbero evitate manovre energiche o violente che amplificherebbero il danno circolatorio già presente.
Tutte le tecniche precedentemente citate sono valide, ma vanno intese come associazione ai cambiamenti dello stile di vita. Perciò attenzione all’alimentazione, attività fisica e cura delle proprie abitudini.
Il raggiungimento di un risultato ideale difficilmente potrà prescindere dall’utilizzo di rimedi ad azione terapeutica sul danno circolatorio, quindi a spiccata azione venotropa e capillarotropa. Né andrà trascurato l’intervento antiossidante, sia per ricompattare un lume vasale danneggiato dall’esposizione estrogenica e dal fumo, sia per riparare il danno da radicali liberi. Lo stress ossidativo, più elevato nelle donne fumatrici e che assumono contraccettivi orali, è concausa del danno vascolare.
La fitoterapia è sicuramente la fonte primaria di materia prima per l’integrazione terapeutica dei disordini venocapillari. Il terapeuta di qualsiasi orientamento scientifico utilizzerà derivati da piante officinali, spesso presenti nelle preparazioni farmaceutiche in forma concentrata e purificata, o in preparazioni magistrali, o utilizzando comunque miscele di estratti secchi titolati già presenti in numerose e valide preparazioni in commercio.
Analizziamo i principi attivi che si sono dimostrati più efficaci.

Fitoterapici ad azione flebotonica ed antiossidante

Centella asiatica

Conosciuta in India come “erba delle tigri” viene utilizzata per la terapia dell’insufficienza venosa cronica e delle complicanze delle varici quali varicoflebiti, ulcere varicose e alterazioni del trofismo cutaneo. La Centella migliora la struttura connettivale della parete vasale, stimolando la produzione di collagene da parte dei fibroblasti.

Mirtillo nero

La pianta era già conosciuta dal popolo etrusco per le sue qualità alimentari e terapeutiche, astringente, vulneraria. La presenza di 15 componenti, detti antociani, ne fanno anche un potentissimo antiossidante, soprattutto a livello del collagene. Svolge, inoltre, una importante attività protettiva sul microcircolo, normalizzando la permeabilità capillare.

Corteccia di Pino Francese

Il potere antiossidante degli estratti di corteccia di pino è elevatissimo, circa 50 volte quello della vitamina E e 20 volte quello della vitamina C. L’utilità dell’impiego dell’estratto di pino nella cellulite è giustificata dalle proprietà flebotoniche, capillaro-protettrici ed antinfiammatorie delle proantocianidine in esso contenute. Molti ancora in fitoterapia potrebbero essere i rimedi ad azione flebotonica da citare, ma è utile pensare anche una supplementazione in vitamina C, sinergica alla protezione dal danno radicalico e nella protezione dell’endotelio.